 Quando l'elettronica riesce a disegnare trame color pastello così delicate da spingerti ad evocare nella mente atmosfere rarefatte, ideali, provenienti da una dimensione diversa rispetto alla materialità del mondo di tutti i giorni, si è soliti parlare di dream pop. Ambientazioni oniriche appunto, ma non solo. Se a spingerti ancora oltre contribuisce una voce di donna sussurrata, eterea, che tesse gentile piccoli ritratti confidenziali dell'universo femminile, ci si trova improvvisamente proiettati in qualcosa di più prezioso, intimistico, personale, e si percepiscono meglio le piccole sfumature e sfaccettature dei colori nascosti dietro il velo grigio della quotidianità.
La fusione tra questi due elementi (quello onirico della musica e quello intimistico dei testi) è la cifra stilistica e il pregio principale dei Blume, trio fiorentino al loro esordio con questo gioiellino di nome 'In Tedesco Vuol Dire Fiore'. Dieci tracce incastonate umilmente ma con classe a formare un dipinto aggraziato e coinvolgente, in equilibrio costante tra introspezione e realtà. E' davvero possibile identificare questa alchimia con etichette come indietronica, trip pop, glitch, post pop, shoegaze, dream pop, ecc...? In parte si, perchè in fondo tutte queste anime si conpenetrano fino a diventare una cosa nuova, originalissima, abbagliante, che lascia senza termini precisi per essere descritta nella sua essenza più vera. Ci sono parole per descrivere i brividi dati da canzoni come 'Piove Piano' o 'Il Diversivo'? Forse sì, ma non riesco ad esprimerle in modo appropriato, e quindi mi lascio semplicemente cullare dalla voce di Francesca Storai e dalla musica di Dario Brunori e Matteo Zanobini. Un disco assolutamente da non perdere se vi piace lasciarvi rapire da atmosfere sognanti.
|
|
 Sono presenti 0 commenti |
|