 I ¡Forward, Russia! sono conosciuti già da tempo negli ambienti della scena indie inglese: a partire dal 2004 i loro demo e i loro singoli li avevano segnalati come una delle novità potenzialmente più esplosive del vasto panorama underground d'Oltremanica. Ora che finalmente sono arrivati alla prima prova sulla distanza sfoderano un album dalle mille sfaccettature.
Sarebbe difficile inquadrare in una formula il loro schizofrenico intreccio di violente sfuriate punk condite di riff danzerecci al limite del funk, istinti primordiali di matrice emo e tappeti elettronici che impastano il suono portandolo spesso e volentieri nel territorio della wave. Allo stesso tempo non è nemmeno possibile liquidarli come l'ennesima espressione delle tendenze tanto di moda ora nella musica inglese, perchè al contrario di altri gruppi il loro modo di suonare è tutto tranne che scontato e forzatamente accattivante.
'Give Me A Wall' è un album nevrotico, piuttosto ostico da affrontare ai primi ascolti: il vorticoso incalzare di cambi di velocità e genere inizialmente disorienta, poi incuriosisce e infine finisce per svelare le ottime capacità del quartetto di Leeds. 'Twelve', il singolo che ha tenuto a battesimo il disco, è irresistibile nell'incedere dei suoi velocissimi riff; la successiva 'Fifteen pt. 1' è perfettamente esplìcativa delle loro combinazioni ed alternanze continue di beat elettronici, riff isterici, rabbiosi muri di chitarre e deviazioni wave coinvolgenti; 'Sixteen' invita con il suo duetto iniziale per poi spararti in faccia raffiche di numeri e cattivissime progressioni.
Per non parlare della finale 'Eleven', dove i ¡Forward, Russia! si concedono addirittura una divagazione nel post-rock. Tanta carne al fuoco, tante strade percorribili in futuro. Il presente ci mostra un gruppo che sta diventando piano piano una certezza del panorama indie, dove indie non sta per glamour ma per indipendente.
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