 Negli ultimi mesi i Rakes si sono fatti largo come una delle più prorompenti band londinesi. Quattro ragazzi che si conoscono in un negozio di vestiti e decidono di iniziare a suonare per divertimento: Matthew Swinnerton alla chitarra, Jamie Hornsmith al basso, Lasse Petersen alla batteria e Alan Donohoe alla voce. Inizia così la classica gavetta nei club di Londra, l’apprezzamento della stampa specializzata britannica e il contratto con la V2/Sony. Ad aprile esce il primo singolo “Retreat”, ad agosto l’esplosione con “Work, Work, Work (Pub, Club, Sleep)” e l’album “Capture/Release”, a fine ottobre con il nuovo singolo “22 Grand Job”; a concludere questa rapida evoluzione il ruolo di supporters ai Franz Ferdinand nel tour europeo. Suoni ruvidi, voce da etilometro, riff memorabili, ritmo e tanta voglia di divertirsi e divertire parlando della vita quotidiana: ecco gli ingredienti vincenti di “Capture/Release”. L’album apre con “Strasbourg” e subito si entra nel vivo: due minuti e mezzo di scossa adrenalinica che scorrono veloci fino a “Retreat”, una delle più coinvolgenti canzoni da club degli ultimi anni, dall’intro destinato a rimanere impresso al primo ascolto. “22 Grand Job” conclude il trittico iniziale con il suo ritornello caotico sparato a tutto volume. Appena il tempo di riprendersi che subentra “Open Book”, dal mood accattivante e incredibilmente stiloso; “The Guilt” è una frustata punkeggiante che ti porta diretta a “Binary Love” e il suo suono onirico che risulta uno dei punti più alti dell’album. “We Are All Animals” strizza l’occhio a Robert Smith, mentre “Violent” alterna riff anni ’80 e muri sonori infuocati. “T Bone” e “Terror”, con le loro parti ritmiche ipnotiche, sono un’accoppiata da dancefloor favolosa che conduce alla canzone simbolo dell’album, “Work, Work, Work (Pub, Club, Sleep)”, spaccato di vita alcolica tra lavoro e vita notturna. E’ inutile chiedersi a chi si ispirino, se ai Cure, ai Blur o ai Wire. Non ci si stanca mai di voler trovare somiglianze o copiature in tutti i nuovi gruppi indie. Fin quando ascolteremo album coinvolgenti come questo, non contano le influenze del passato perché quelle rimangono a vita. I Rakes sono i Rakes, sono capaci di fare ottima musica e “Capture/Release” lo dimostra.
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