 Il capolavoro di una carriera. Il picco più alto e sublime di una creatività tanto immensa quanto autodistruttiva. “Mellon Collie And The Infinite Sadness” è un concept album imponente, sfrontato, volendo anche arrogante, ma intriso di genialità e talento, quel talento che Billy Corgan ha prosciugato in quel biennio d’oro (1995-1996) senza poi riuscire a ritrovare, ingoiato dalla depressione (la morte della madre, la morte per overdose del tastierista turnista, l’uscita dal gruppo di Jimmy Chamberlin per disintossicarsi) e dalle psicosi schizofreniche (che poi sfocieranno nel delirante racconto pseudo-autobiografico “Glass and the Machines Of God”). L’album è suddiviso in due capitoli, “Dawn To Dusk” (“Dall’alba al crepuscolo”) e “Twilight To Starlight” (“Dal tramonto alla luce delle stelle”), a coprire idealmente l’intero arco di un giorno, per descriverne tutte le sue sfaccettature, le sue pulsioni, le sue contraddizioni. E gli Smashing Pumpkins, per riuscire in questo intento, sfoderano una varietà di stili impressionante: si passa dall’hard rock più spinto (“X.Y.U.”, “Bodies”, “Zero”) alle ballate (“1979”, “Thirty-Three”, “To Forgive”, “Stumbleine”), dal grunge (“Bullet With Butterfly Wings”, “Muzzle”, “Tales Of A Scorched Earth”, “Fuck You”) alla psichedelia (“Love”, “We Only Come Out At Night”), fino al progressive (“Porcelina Of The Vast Oceans”) ed all’onirismo (“Galapogos”, “Beautiful”, “Farewell And Goodnight”), in un unico filo conduttore che conduce dalla prima all’ultima traccia. Impossibile non citare la magnifica sessione d’archi che introduce nel mondo tempestoso ed intrepido di “Tonight, Tonight”; per non parlare dei testi, punto di forza aggiuntivo di un’opera già eccelsa musicalmente. Uno sforzo titanico ripagato da un capolavoro senza tempo.
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