 Una volta conquistata la popolarità grazie a 'The Bends', i Radiohead si spingono oltre i confini del pop-rock melodico e si avventurano in una ricerca musicale ed interiore che li porta a comporre un capitolo fondamentale della musica di fine millennio. 'OK Computer' è un album profondo, commovente, dalle atmosfere intimamente destabilizzanti, che dichiara coraggiosamente l'inadeguatezza di vivere in un mondo che sta andando incontro alla rovina. Schizofrenia, paranoia, rabbia, malinconia, critica sociale, rassegnazione e sofferenza si fondono un un unico sentimento di alienazione che si cristallizza nella sublime voce di Thom Yorke, instabile, inquietante, straziante; nelle soluzioni melodiche eccezionali di Johnny Greenwood e di Ed O'Brien; nella struttura ritmica impeccabile creata da Colin Greenwood e Phil Selway. Solitamente i meriti artistici dei Radiohead sono ascritti al solo Yorke, ma è l'intera struttura musicale dell'album ad essere perfetta: ogni singolo suono è naturalmente conseguenza di quello precedente, anche quando gli sbalzi umorali repentini portano ad effetti di straniamento allucinanti. Senza la musica il genio surreale di Thom Yorke non avrebbe avuto lo stesso, fortissimo impatto emotivo. Parlare in particolare delle canzoni diventa quasi un esercizio poetico, cercando di esprimere l'ineffabile bellezza di un'esperienza mistica. Mi limito solo a citare i brani che mi hanno fatto esaltare di più: 'Paranoid Android', 'Subterranean Homesick Alien' e 'Let Down'. Impagabili.
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