 I Manngard mi avevano favorevolmente impressionato con il lavoro di debutto (‘Circling Buzzards’) e il fatto che due di loro (Iver Sandøy e Olav Kristiseter) siano anche parte dei grandissimi Jazkamer, di cui dovete assolutamente recuperare ‘Metal Music Machine’ (pubblicato dalla Smalltown Superjazz), non fa altro che incrementare la mia stima. Ero quindi curioso di ascoltare come avrebbero saputo proporsi con il nuovo ‘European Cowards’ e le dieci tracce confermano che ci troviamo di fronte a un gruppo, che ha qualcosa di significativo da affermare in campo musicale. Sebbene l’ambito operativo sia quello metallico (dove vengono fatti convivere grind, thrash, death e post metal), però è evidente come la differenza non sia solo riconducibile alle eventuali altre filiazioni stilistiche incorporate (math-core, prog, jazz o sludge), ma nel come i brani sono strutturati, nelle capacità tecniche ed esecutive del quartetto norvegese e nella bestiale intensità con cui il tutto viene sputato fuori. Visionari nella concezione dei brani e capaci di recepire gli insegnamenti di Meshuggah, Voivod, Cryptopsy e Dillinger Escape Plan, producono un sound carico di sofferenza, complesso, dissonante, violento, ruvido, aggressivo e distintivo della propria personalità. Inoltre sanno muoversi con pari abilità sia quando si esprimono per mezzo di soluzioni dirette, che quando sviluppano trame più articolate e dilatate (i brani hanno lunghezza variabile dai 2’ e 43” ai 9’) e non avendo paura di confrontarsi con passaggi ammorbati da una sorta di “twisted melodic feeling”, sebbene sia chiaro come le vorticose discese nei più bui e torbidi anfratti sonori siano quelle che permettono ai Manngard di trionfare.
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