 Piuttosto che soffermarsi più del dovuto sulle caratteristiche di un suono che è diventato inconfondibile e che ormai viene preso a paragone per tutte le produzioni indie rock che anche solo alla lontana lo ricordano, forse sarebbe utile cercare di capire per quale motivo è nato il fenomeno Strokes e che cosa ha provocato ‘Is This It’ sul panorama musicale del nuovo millennio. Come è possibile che un gruppo di newyorkesi giovanissimi siano riusciti a conquistare una popolarità planetaria impressionante per sé e per l’universo indie, diventando poi punto di riferimento per decine e decine di band? Di gruppi indipendenti, probabilmente molto più meritevoli degli Strokes, ce ne sono stati a decine negli anni precedenti: e allora perché proprio loro hanno innescato l’esplosione che ha portato definitamente alla ribalta il sottobosco rock che cresceva lontano dai riflettori della giostra discografica? Gli Strokes sono stati capaci (inconsapevolmente o no, non è importante) di incontrare i gusti e i desideri di una parte degli appasionati di musica, ormai saturati dalla musica anni ’90, rispolverando un sano e crudo rock’n’roll d’annata, suonato senza troppi fronzoli, in bassa fedeltà, con la giusta dose di immediatezza e spavalderia, riuscendo nell’ardua impresa di renderlo quanto mai attuale. Una formula che ha conquistato tanto gli esperti quanto i neofiti, aprendo le porte a nuove platee che prima di allora era assolutamente impensabile di riuscire a conquistare e battendo il sentiero che in seguito tutto il movimento avrebbe intrapreso. Per questo ‘Is This It’, oltre ad essere un concentrato di musica fantastica, è un album così importante.
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