 Non fatevi ingannare da facili previsioni o da affrettate considerazioni che magari potrete voi stessi trarre in appendice a impressioni subitanee o a seguito di letture sparse o indicazioni generali e generiche raccolte altrove, perché i Conifer non sono così immediati da capire e codificare. Giunta al secondo album, dopo un debutto omonimo a uno split con gli statunitensi Ocean, la band del Maine si conferma quale abile creatrice di trame principalmente strumentali (solo nella lunga e conclusiva title track compare la voce, e che voce, trattandosi di Eugene Robinson di Oxbow). La costante amalgama che i Conifer riescono a costruire trova la propria fonte di ispirazione nel sentimento che muove e alimenta il suono stesso e che sa esprimere diversi aspetti dell’animo umano, facendo emergere tanto la razionalità quanto l’aggressività, tanto la capacità introspettiva di elaborare quanto la potenziale forza dell’agire quale figlia dell’atto impulsivo e tutto ciò contribuisce senza ombra di dubbio a definire la complessa natura di ‘Crown Fire’, opera dai toni malinconici, ma risoluti. Dovendo cambiare modalità comunicativa al fine di rendere palese anche a chi sta leggendo cosa tutto ciò significhi è doveroso fare riferimento a termini che qui trovano applicazione personalizzata e altamente raffinata, dove il concept portante è quello di sviluppare idee in prospettiva post, sia essa applicabile al rock, allo sludge, al southern rock, al noise rock, al metal, al doom, al kraut rock o alla psichedelica. Però Conifer producono sempre un sound intenso, corposo, distorto, concreto e dove le porzioni di crescendo epico non seguono mai momenti di stasi, ma sono il frutto di un continuo accumulo di energia sonora che si converte in forza espressiva.
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