 Nel tentativo di capire da dove avesse preso il nome la band sono venuto a conoscenza della maledizione di Tecumseh (dal nome del famoso capo Indiano della tribù degli Shawnee), ovvero il fatto, probabilmente casuale, per cui tutti i presidenti degli Stati Uniti eletti con cadenza ventennale (1840, 1860, 1880, 1900, 1920, 1940, 1960) morirono, di cause varie, prima di portare a termine il mandato. Solo con Ronald Reagan, eletto nel 1980, la catena si è interrotta. Ma lasciamo da parte gli aneddoti e occupiamoci del sound del trio originario dell’Oregon, che con ‘Avalanche And Inundation’ si addentra nell’esplorazione di sonorità non più così nuove o di nicchia come poteva essere sino a un lustro or sono, ma che hanno trovato terreno fertile - pur con modalità e quantitativi di adepti variabili - in molteplici zone geografiche. Il riferimento è all’emisfero doom sperimentale, sludge astratto e drone ambientale, che nel caso di Tecumseh si materializza per mezzo di due bassi, chitarra e apparecchiatura elettronica. Tre brani che, pur in un contesto pesantemente statico (dove il pesante ha accezione positiva e indica forme sonore massive), riescono a lavorare con dinamiche lentamente mutevoli. L’approccio “metallico” alla scrittura e all’esecuzione aiuta il sound a risultare più spettrale e portatore di imminente sventura, in un tripudio di note basse sostenute a oltranza. La durata medio/breve (poco più di 37’) rende meno stagnante l’album e consente a Tecumseh di indurre un buon senso di assuefazione trascendente.
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