 Se qualche anno fa mi avessero detto che i Front Line Assembly avrebbero pubblicato il loro album migliore da decenni a questa parte privandosi del contributo di Rhys Fulber mi sarei messo a ridere. Evidentemente il mercato della musica riserva ancora delle sorprese e 'Improvised Electronic Device' è davvero un masterpiece inaspettato in un momento abbastanza critico per la scena industriale e in generale per i dancefloor alternativi. L'anteprima rappresentata da 'Shifting Through The Lens' aveva già indirizzato nel verso giusto il gruppo di Bill Leeb che, dopo essersi preso una lunga pausa, ha saputo coniugare al meglio le esigenze di un mercato ormai stravolto rispetto a quello che ne decretò il successo a metà degli anni novanta e un'urgenza sperimentale che, mal mitigata, aveva affossato alcune delle ultime release. Fondamentale sia l'apporto in studio di Chris Peterson, Jeremy Inkel e Jared Slingerland che il mixaggio a cura di Ken Marshall (Skinny Puppy) e Greg Reel. La produzione non finisce mai per appesantire le tracce lasciandole libere di esprimere tutto il loro potenziale e 'Angriff', che prende in prestito le chitarre ai Rammstein di 'Liebe Ist Fur Alle Da', e 'Hostage' rappresentano due modalità opposte di affrontare il dancefloor e piegarlo al proprio volere. Sull'album troviamo anche Justin Hagberg dei 3 Inches Of Blood e Al Jourgensen dei Ministry ma non sono le collaborazioni a fare la differenza quanto il desiderio di sentirsi ancora protagonisti in un movimento elettronico che ha perduto molti dei suoi attori più importanti. Se il termine ebm ha ancora un senso, 'Improvised Electronic Device' finisce per spazzarlo via definitivamente con una lungimiranza di cui solo i grandi dispongono. Il futuro è sempre nelle loro mani..
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