Un ritorno noioso e inconsistente quello della formazione di Lancaster, Pennsylvania che a mio modesto parere hanno compiuto il gravissimo errore di lasciarsi produrre da Chris Adler. Non me ne voglia il batterista dei Lamb Of God che stimo molto come musicista ma il suo tentativo di rapportare i riff meshugghiani con la piattezza del metalcore moderno ha finito per esaltare i punti deboli del quintetto e schiacciare quelli che erano le caratteristiche più interessanti di 'Monuments'. Spesso accade di intravedere nel “personaggio famoso” la soluzione di alcuni problemi ma in certi casi affidarsi all'esterno può essere controproducente. 'Charmer' e 'Lamindae' sono gli unici due pezzi convincenti di un disco incapace di qualunque sussulto e che scompare dinanzi alle altre release targate dell'etichetta tedesca. Invece di fare la differenza Rick Armellino e Grant McFarland sono dei meri comprimari e alla fine pretendere miracoli è davvero impossibile.