 Tre ragazzini si incontrano a Teignmouth, Devon, e decidono fin dalla pubertà di suonare insieme, cambiando vari nomi prima di arrivare al nome definitivo di Muse; a poco più di vent’anni, grazie al discreto successo dei due primi EP, registrano e pubblicano il loro primo album, ‘Showbiz’. Per Matthew Bellamy (voce, chitarra, piano), Chris Wolstenholme (basso) e Dominic Howard (batteria), è l’inizio di una carriera che li porterà a breve ad essere una delle rock band più rappresentative di oltremanica. Il suono dei Muse di ‘Showbiz’ colpisce subito nel vivo per la sua forte personalità e teatralità: l’ascoltatore viene condotto spesso e volentieri in trascinanti climax emotivi dalla voce versatile e graffiante di Matthew. Si alternano così ballate malinconiche come la bellissima chiusura ‘Hate This And I’ll Love You’ o la straziante ‘Unintended’, ad episodi fortemente elettrici e rabbiosi, come ‘Cave’ o ‘Showbiz’. Il filo conduttore e lo schema compositivo: canzoni che costruiscono ad arte una forte tensione per poi esplodere in ritornelli impetuosi. Come nel singolo ‘Muscle Museum’, in ‘Uno’ o in ‘Escape’. Esempio lampante l’introduttiva ‘Sunburn’: un piccolo gioiello costruito da un giro di piano subdolamente misterioso e circolare, che conduce ad un ritornello lancinante, il tutto corredato da un video da brividi. In molti hanno accostato i Muse ai Radiohead, e questo in parte è vero: l’influenza di ‘The Bends’, in particolare, è innegabile come potrebbe esserlo anche per i Coldplay. Il grande pregio dei Muse in questo album è, però, la capacità di passare oltre i Radiohead ed intraprendere un percorso personale dove la melodia viene elettrificata ed enfatizzata secondo vie e metodi propri. Creando uno stile Muse, riconoscibile già dal primo ascolto, inconfondibile e fascinoso.
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