 Anche se non ce ne sarebbe bisogno, data la qualità del prodotto, prima di tentare ad esprimere l’essenza di ‘Plans’ è necessario racconatre gli antefatti che hanno creato aspettative molto alte su questo lavoro dei Death Cab For Cutie. Per anni Ben Gibbard e soci sono stati alfieri del pop-rock indipendente americano, sono rimasti ingiustamente nel sottobosco dopo aver pubblicato vari album deliziosi ed hanno registrato un gioiello indie pop di inestimabile valore come ‘Transatlanticism’. E’ bastata una citazione in una serie televisiva americana di successo per spalancare loro le strade di una più vasta notorietà. Le porte delle mayor si sono aperte e i Death Cab For Cutie hanno accettato l’invito. Tradimento? Polemiche assai sterili per quanto mi riguarda, soprattutto alla luce di ‘Plans’. L’atmosfera dell’album è inconfondibile: raffinata, dolce e suadente, più levigata e pulita rispetto al passato. Un diverso equilibrio tra chitarre e tastiere (più presenti che in passato) che infonde uno spirito maggiormente sognante alle loro trame pop, lasciandone però pressochè intatto il fascino e la leggerezza. E poi la voce di Gibbard, quel tocco di magia malinconica che conquista. Questo album non è all’altezza dei precendenti? Sarà, ma l’estasi che avvolge la mente nell’ascolto dei Death Cab For Cutie resta incontaminata, canzone dopo canzone.
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