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Hall Of Mirrors
Hall Of Mirrors


From: Italia
Site: www.myspace.com/hall...

Discografia

Reflections On Black (2007)
Forgotten Realm (2009)

Reviews

All Cd   
All Interviews   

Quali sono gli elementi che contraddistinguono Hall Of Mirrors da tutti gli altri vostri progetti?
(Giuseppe Verticchio) Non credo che si possa focalizzare uno o più elementi particolari che possano contraddistinguere in modo preciso e univoco il progetto Hall Of Mirrors rispetto agli altri vari progetti, da solo e collaborativi, che mi hanno visto partecipe negli ultimi anni. Approcciandomi ad un nuovo progetto di norma non ricerco una particolare “formula” a priori, e l’obiettivo che mi pongo è sempre lo stesso, cioè cercare di realizzare musica di buona qualità, emotivamente coinvolgente,  e per quanto possibile almeno un po’ originale. Ovviamente quando si tratta di collaborazioni, l’alchimia che in qualche modo si tende a ricercare è il miglior connubio tra le diverse influenze ed esperienze personali che ognuno dei partecipanti è in grado di apportare, e quindi il progetto Hall of Mirrors in particolare è evidentemente il risultato della “fusione” tra gli elementi più “tipici” della musica di Andrea, e cioè atmosfere tendenzialmente oscure e drone oriented, tempi dilatati, suoni di origine elettronica o comunque profondamente trattati attraverso elaborazioni elettroniche, ed elementi invece più caratteristici del mio abituale modo di fare musica, quindi elementi di impronta etnica, sonorità a volte distorte e più “aggressive”, uso della chitarra elettrica, e composizioni in cui spesso risaltano momenti di particolare impatto e dinamica.
(Andrea Marutti) Per quanto mi riguarda, credo che una differenza significativa tra Hall Of Mirrors  e i miei altri progetti sia il fatto di lavorare insieme “fisicamente” nello stesso spazio insieme a Giuseppe. A parte i miei progetti solisti, sono coinvolto in altre collaborazioni con alcuni amici (Sil Muir con Andrea Ferraris e Molnija Aura con Davide Del Col) ma i lavori creati con queste sigle sono stati realizzati in sedi separate per “stratificazione”, come in una specie di grande partita di ping-pong giocata a distanza. Lavorare con un’altra persona è per me dunque l’elemento che contraddistingue questo progetto rispetto agli altri. Passare diverse ore al giorno insieme in studio porta il tutto ad un livello superiore, sia per quanto concerne le possibilità di interazione e lo scambio di idee, sia per la possibilità di raggiungere risultati in cui la somma delle parti è davvero determinante. Prendendo in esame i due cd di Hall Of Mirrors realizzati fino ad ora (ma senza dimenticare anche “Sator”, pubblicato a nome Amon / Nimh), alcune sequenze di synth contenute in questi album sono state ottenute suonando direttamente a “quattro mani” sulla tastiera, così come particolari trattamenti sonori sono stati realizzati in tempo reale manipolando insieme i suoni attraverso diversi effetti contemporaneamente.
Ritenete che questo album possa essere considerato come la “realizzazione” di quelli che erano gli obiettivi al momento di dare respiro al progetto oppure la presenza della chitarra elettrica ha comportato un cambio di direzione?
(Giuseppe Verticchio) Come già accennavo poco sopra, almeno per quanto mi riguarda, di fronte ad un nuovo progetto, e quindi anche in occasione della registrazione di un nuovo cd, mi pongo sempre in modo molto “aperto”, e assolutamente disponibile ad ogni “deriva” stilistica e sonora che possa comunque condurre ad un risultato interessante e soddisfacente. Nel caso specifico, al momento in cui con Andrea abbiamo iniziato la registrazione dell’album, avevo già alcune idee in mente, e avevo “abbozzato” alcune micro-strutture, nelle quali era previsto l’uso della chitarra, che potevano essere adottate come possibile punto di partenza per realizzare i nuovi brani. Ne ho parlato con Andrea, a lui sono piaciute sia le idee che gli “spunti” che avevo già  registrato su pc come possibili “linee guida”, e quindi da questo materiale ancora abbastanza “grezzo” siamo “partiti” lavorando fianco a fianco nella realizzazione dei singoli brani, e successivamente nella messa a punto dell’album nella sua versione completa e definitiva.  Voglio inoltre sottolineare il significativo contributo dei nostri “compagni di viaggio”, Andrea Freschi (Subinterior, Konau) e Andrea Ferraris (Ur, Sil Muir) che hanno partecipato a questa  “avventura” e che voglio vivamente ringraziare, così come voglio sentitamente ringraziare anche Stefano Gentile di Silentes, che ha accettato di pubblicare non solo il recente “Forgotten Realm” ma anche il precedente album “Reflections on Black”, credendo nel progetto “Hall of Mirrors” fin dalla sua nascita,  e offrendoci con disinteressata ed entusiastica disponibilità tutto il suo supporto e la sua ben nota e consolidata professionalità.
(Andrea Marutti) “Reflections On Black”, il primo cd del progetto, si concludeva con un brano costruito intorno agli arpeggi della chitarra elettrica di Giuseppe (“Recovery”), ma anche in altri due pezzi del disco la chitarra – questa volta suonata da Giulio Biaggi / Nefelhein – era ben presente, sia in forma più melodica/riconoscibile (“Entrance”) che in forma di drone distorto (“Transmutation”). Tra “Reflections On Black” e “Forgotten Realm” non noto un particolare ed evidente cambio di direzione. Da questo punto di vista il secondo cd mi sembra una degna evoluzione dei suoni contenuti nel primo album. In realtà credo che il significativo elemento di novità rispetto al precedente lavoro, sia stato l’inserimento di parti più marcatamente “etniche”; per esempio la – devo dirlo: stupenda - parte di thai flute presente nel brano “Gates of Namathur” e il didgeridoo – seppur sommerso nel “climax” del momento – in “Decadent Splendour”. Mi unisco a Giuseppe nel sottolineare il valore dei contributi – determinanti, in alcuni frangenti - di Andrea Freschi e Andrea Ferraris, nostri ospiti in questo secondo capitolo,  e nel ringraziare Stefano di Silentes per la pubblicazione dei nostri dischi.
Il vostro legame con l'Abruzzo si è rafforzato adesso che quella terra ha dovuto subire un tracollo fisico e finanziario?
(Giuseppe Verticchio) Quello che è successo in Abruzzo è davvero sconvolgente, e la cosa mi ha toccato profondamente perché è una terra cui sono strettamente legato fin dalla mia infanzia: mio padre è nato a L’Aquila e tutt’ora vive lì. Nei giorni delle scosse di maggiore intensità, e anche nei mesi successivi in cui la terra ha comunque continuato a tremare, per fortuna mio padre si trovava a Roma, ma abbiamo vissuto con grande apprensione e sconcerto le notizie che via via ci arrivavano, tramite TV, ma soprattutto attraverso amici, parenti e conoscenti che si trovavano lì. Seppure in misura lieve, la stessa casa dove sono solito passare parte delle mie vacanze estive è stata danneggiata, e tutt’ora è parzialmente inagibile. In realtà con Andrea avevamo programmato da tempo di tornare in Abruzzo a registrare il terzo cd di “Hall of Mirrors” proprio nel periodo in cui poi si sono verificati gli sciami sismici, ma a causa di quello che stava succedendo abbiamo ovviamente preferito rinunciare. In realtà, ancora a distanza di tanto tempo, non riesco a rendermi pienamente conto di quello che è veramente accaduto. Di fatto L’Aquila, almeno così come mi piace ricordarla, non esiste più, e, nonostante il grande sforzo che è stato oggettivamente compiuto per riuscire in tempi davvero brevi ad offrire a molta gente quanto meno una sistemazione e un alloggio dignitoso, credo che purtroppo nessuno abbia veramente in mente di tornare a ricostruirla. Parlo ovviamente di chi ha (o avrà in futuro) il potere politico; la gente del posto continua ancora a sognare e chiedere con determinazione la ricostruzione e la rinascita della città, ma credo che in realtà siano pienamente consapevoli che si tratti soltanto di un sogno, un’illusione, e non di una reale e concreta prospettiva futura. Fa male pensarlo… e forse ancora di più dichiararlo così apertamente… ma pur con grande angoscia penso che questa sia la realtà dei fatti, ed è sufficiente percorrere a piedi le poche centinaia di metri di quello che era il Corso, e il “cuore pulsante” de L’Aquila, cioè l’area dei portici e della piazza centrale (il resto del centro è tuttora chiuso e non “visitabile”) per rendersene conto. Gli unici edifici che molto probabilmente torneranno presto al vecchio splendore saranno come al solito, e non certo per il mero valore artistico-architettonico, soltanto le chiese e in generale gli edifici di particolare interesse religioso… Perenni ed emblematici monumenti all’ “atavico” predominio e alla “egemonia culturale” della superstizione rispetto ai valori della ragione e alle reali e concrete necessità del genere umano.
(Andrea Marutti) Essendo originario del Nord Italia, al contrario di Giuseppe non ho un legame parentale con questa regione, ma ho comunque avuto modo di passare un po’ di tempo nelle provincia de L’Aquila negli ultimi 7-8 anni insieme a Giuseppe e a sua moglie. I terremoti mi hanno sempre fatto una grande impressione e ricordo in particolare quello che colpì l’Irpinia nel 1980 quand’ero bambino. Fa’ un enorme differenza però l’essere stato a L’Aquila prima del disastro, riconoscere poi in tv le piazze e le strade in cui ho camminato e vederle devastate. Non riesco nemmeno lontanamente ad immaginare che dolore possano provare le persone che abitano la città e coloro che sono originari di quei luoghi. E’ devastante poi apprendere di come la speculazione – finanziaria e politica - e il malgoverno abbiano avuto un ruolo nefasto sia nel “prima” che nel “dopo” di un evento simile. Spero vivamente che la città possa riprendersi nei prossimi anni, sebbene mi trovi concorde con l’analisi fatta da Giuseppe. Altresì a livello personale mi auguro che nonostante tutto sia presto possibile lavorare al prossimo capitolo di Hall Of Mirrors  negli stessi luoghi e con le stesse modalità di sempre.
Avete intenzione di suonare dal vivo o partecipare a installazioni di arte contemporanea?
(Giuseppe Verticchio) Personalmente le mie apparizioni dal vivo sono estremamente rare, e questo perché il genere di musica che abitualmente registro e propongo su cd è sostanzialmente musica “da studio”, realizzata cioè attraverso metodi di lavorazione e processi di editing che non sono tecnicamente riproducibili in un contesto “live”. Talvolta però, in formazione con altri amici musicisti, ho partecipato volentieri ad alcune performance dal vivo, sempre in contesti molto selezionati, e in grado di garantire le migliori condizioni, sia per chi è impegnato sul palco a proporre la propria musica, sia per chi è in sala e merita di poterla fruire in condizioni d’ascolto ottimali. Al momento non abbiamo comunque in programma esibizioni dal vivo, seppure in un futuro più o meno remoto la possibilità non è del tutto esclusa. Per ragioni in qualche modo analoghe non sono particolarmente interessato a partecipare ad installazioni di arte contemporanea, giacchè credo che il genere di musica che proponiamo, basato spesso su lente dinamiche, sottili sfumature, quasi impercettibili dettagli, progressive e cangianti variazioni timbriche, possa essere fruito e apprezzato al meglio solo attraverso ascolti attenti e “dedicati”, e non quindi come semplice “sottofondo sonoro” in situazioni in cui il reale “soggetto” su cui è convogliata l’attenzione di chi viene a fruire l’installazione è evidentemente un altro. Anche da convinto “sostenitore” di un approccio più tradizionalmente “monomediale” alle arti, in tempi in cui invece impera ovunque una sorta di multimedialità spesso fin troppo “forzata”, credo che una musica che nasca esclusivamente per essere “ascoltata”, quindi non composta espressamente per fungere da “background” per una installazione di arte contemporanea, non sia troppo adatta allo scopo; e comunque il modo migliore per apprezzarla e comprenderla al meglio sarà sempre e comunque una più “classica” esibizione dal vivo oppure (meglio ancora) un attento ascolto attraverso un CD riprodotto da un impianto stereo di buona qualità.
(Andrea Marutti) Anch’io non mi sento di escludere completamente la possibilità che in futuro Hall Of Mirrors  possa proporsi dal vivo, sebbene la cosa al momento non sia in programma. Negli ultimi anni ho avuto modo di suonare dal vivo di tanto in tanto. Quando ho cominciato la cosa mi stimolava molto, ma con il passare del tempo ho perso interesse e per ora ho deciso di interrompere, seppur non “ufficialmente” questo tipo di attività.

(segue)