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Settlefish + Les Fauves
Velvet Club - Rimini @ 08/04/2006
Settlefish


From: Italia
Site: www.settlefish.com

Discografia

Dance A While, Upset (2003)
The Plural Of The Choir (2005)
Oh Dear! (2008)


Reviews

All Cd   
All Interviews   

Arrivo davanti al Velvet intorno alle 9 di sera, aspettandomi di arrivare a preparativi ultimati. In realtà risuonano ancora gli echi del soundcheck e il parcheggio è assolutamente vuoto. Un po’ stranito dalla spettrale assenza di gente alla biglietteria mi avvicino al bar-pizzeria interni e vedo i Julie’s Haircut e i Settlefish cenare allegramente allo stesso tavolo, mentre i Les Fauves sono sul palco a sistemare la strumentazione. Continuo a non capire se è il mio orologio a funzionare male o se il concerto è stato spostato, ma la quasi assoluta assenza di gente mi disorienta del tutto. Alla fine il locale apre: quando i Les Fauves salgono sul palco conto la bellezza di 40 persone, gruppo tecnici e baristi compresi, dentro il Velvet. D’accordo, magari a me, appassionato di musica indipendente che gravita tra il polo ceramico e le due Torri, questo evento è sembrato più importante e affascinante di quanto fosse in realtà, tanto da farmi 160 km per essere presente, ma un minimo di partecipazione in più forse era auspicabile. Ci penso un po’ su e dopo poco me ne sbatto altamente della gente che non c’è e mi concentro sul palco, perché questo è un appuntamento che non dovevo e non volevo perdermi, e vaffanculo a tutti. I Les Fauves: quattro ragazzi di Sassuolo (il polo ceramico di cui sopra) che grazie alla vittoria nella primavera scorsa del concorso progetto Demo hanno avuto la possibilità, senza nessuna pubblicazione ufficiale, di partecipare all’Heineken Jammin’ Festival di Imola e al FIB 2005 di Benicàssim. Da lì i concerti in supporto a Dirty Pretty Things e Art Brut e ora la pubblicazione del primo EP, ‘Our Dildo Can Change Your Life’. Musicalmente il loro sound è un mix tra punk, garage e wave, molto sporco e viscerale ma allo stesso tempo assai orecchiabile e ballabile. Ci sono alcuni meccanismi ancora da oliare e mettere bene in ordine per quanto riguarda la precisione ritmica, ma le idee sono più che buone. Poco dopo la fine del loro live salgono sul palco i Settlefish. Non nascondo che questi ragazzi bologesi sono una delle mie band preferite del momento e che aspettavo ardentemente il loro concerto. Fin da subito Jonathan Clancy si impadronisce della scena con piglio spavaldo e introduce ‘It Was Bliss’. Improvvisamente sembra che il palco non riesca a contenere la furia dei Settlefish. Tutta la band si dimena forsennatamente sul palco: Jonathan è un vero animale da palco, inizia a roteare il microfono e salta per tutto il palco; Paul Pieretto violenta il basso con un sorriso a metà tra l’estasiato, il sardonico e il posseduto; una fisicità travolgente che si traduce in un assalto sonoro imponente e violentissimo. Un assalto che forse nemmeno il tecnico del suono si aspettava (e mi chiede cosa ci stesse a fare lì…): Emilio si sbraccia continuamente finchè non chiede l’azzeramento della spia e continua a suonare quasi al buio. La muraglia sonora arriva davvero troppo intensa e a tratti confusa, quasi inestricabile. Tant’è, la carica emotiva prorompente dei Settlefish colpisce ugualmente le orecchie e gli occhi (non a caso suoneranno anche ‘Blinded By Noise’) man mano che inanellano uno dopo l’altra canzoni dell’ultimo album come il singolo ‘The Barnacle Beach’, ‘Oh Well’, l’eccezionale cascata adrenalinica ‘Two Cities, Two Growths’ e ‘The Second Week Of Summer’, inserendo in scaletta anche nuovi brani appena scritti . Impressionato dalla prova di forza ed incazzato come una iena verso il tecnico del suono vedo finire il concerto dei Settlefish e mi ripropongo di rivederli al più presto. Non faccio quasi in tempo ad uscire per fumarmi una sigaretta quand’ecco che si presentano i Julie’s Haircut.

Live report dei Julie's Haircut



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