
Julie's Haircut

From: Italia Site: www.julieshaircut.co...
Discografia
 Our Secret Ceremony (2009) After Dark, My Sweet (2006) Adult Situations (2004) Stars Never Looked So Bright (2001) Fever in the funk house (1999)
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Live report di Settlefish e Les FauvesNon appena mettono piede sul palco i Julie’s Haircut cominciano a fare sul serio, tremendamente sul serio. A vederli disporsi ai propri posti si intuisce che non faranno tanti convenevoli e che lasceranno le doti dell’eloquenza agli strumenti. I primi battiti di ‘Sister Pneumonia’ fanno da preludio ad un susseguirsi di vibrazioni acide e lampi di psichedelia vivida e turbolenta. La pulizia del suono è davvero invidiabile, l’impatto del loro intreccio di chitarre, bassi, e tastiere è consistente: i sei ragazzi modenesi dimostrano un affiatamento tale da dare quasi l’impressione che a muoverli sia un’unica mente, sempre in bilico tra lucidità e lisergica follia. Le trame del concerto si dipanano soprattutto sulla strada maestra della loro ultima fatica in studio ‘After Dark, My Sweet’, da ‘Afterdark’ a ‘Open Wound’ passando per ‘Satan Eats Seitan’ e ‘Death Machine’, con pochissime concessioni al passato (solo ‘High School Confidential’ dal loro esordio ‘Fever In The Funk House’) e un omaggio ai Can di ‘Delay 1968’ con ‘The Thief’; poco spazio alle voci, campo aperto alle sperimentazioni strumentali e sonore, psichedelia e mentalità progressive. Il Veltvet diventa palcoscenico di una jam session in continuo divenire, dove le pause lentamente svaniscono tra i rumori distorti e si apre la strada per un lunghissimo percorso senza respiro che parte dalla litania allucinogena e le urla psicotiche di ‘Purple Jewel’, che l’interpretazione a dir poco intensa di Laura Storchi contribuisce a rendere ancora più evocativa. Immediatamente si insinua ‘Gemini’ e Luca Giovanardi inizia a trafficare con una scatola di mentine trafitta da un jack e una piccola torcia: la luce stimola a ritmo frenetico ed incostante l’interno della scatola tramite due piccoli fori, provocando distorsioni disturbanti; Luca si sporge oltre il palco con un piede sulla transenna e lascia che il pubblico interagisca personalmente con l’improvvisazione musicale attraverso questo piccolo congegno. Manca solo la lunga cavalcata ‘My Eyes Have Seen The Glory’ e il concerto si conclude: mi manca solo di ritornare a casa, ripensando lungo l’autostrada agli ululati elettrici di una serata per pochi eletti, una serata dove la musica indipendente italiana ha messo in mostra unghie e grandissimo carattere.
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