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Babyshambles + The Ian Fays
RockER BoSound Festival - Nuovo Estragon - Bologna @ 26/05/2006
Babyshambles


From: UK
Site: www.babyshambles.net

Discografia

Down In Albion (2005)
Shotter's Nation (2007)


Reviews

All Cd   
All Live   

Mettiamo in chiaro subito una cosa: nel momento in cui si decide di assitere ad un concerto di Pete Doherty bisogna essere pronti a tutto. Fa parte del gioco, se così vogliamo chiamarlo: la gente che lo segue o che qualcosa sa sul suo conto non si stupisce (o se lo fa, non dovrebbe) delle quasi tre ore di ritardo con cui inizia il concerto dei Babyshambles, dovute ufficialmente ad un ritardo dell’aereo ma in realtà dovuto ad un ritardo della band all’imbarco. Sono cose che ad avere a che fare con Pete capitano; così come può capitare di vedersi arrivare l’asta di un microfono ad altezza faccia dopo un calcio del caro Pete, oppure di capitare nella traiettoria del suo sputo sul pubblico o di rischiare la vita durante un suo tentativo di distruggere i fari del palco con la chitarra. Ma dopotutto se avete pagato per vedere un eroinomane dichiarato, fatto di crack ed ubriaco, c’è da essere consapevoli che tutto questo è compreso nel prezzo; lo spettacolo Babyshambles è anche questo. Ma la musica? Ad aprire la serata un duo femminile americano, le Ian Fays: voci incantevoli ed espressive alla maniera di Alanis Morissette, ma melodie prevedibili, lente, fin troppo soporifere. Le due però ci mettono del loro per fomentare la folla ricordando più volte l’evento della serata. Alle 23 è già finito il loro show, e c’è spazio per una lunga attesa condita da apparizioni multiple del bassista Drew McConnell e del batterista Adam Ficek per un soundcheck sommario. Infine, all’1 meno un quarto, appare Pete: camicia, giacca elegante, una collana enorme. ‘Pipedown’ ci permette di valutare concretamente che Pete stasera c’è: la sua voce svogliata non sfora nell’incomprensibile, ma arriva chiara; le sue dita volano veloci sulla chitarra, il resto della band lo segue diligente, tutto sembra mettersi sulla buona strada. La seguente ‘Sticks & Stones’ conferma quest’impressione, e il concerto fila bene per qualche canzone, tra lunghe pause, dialoghi tra Pete e i fan urlanti e bottigliette calciate tra il pubblico. Ma ad un certo punto il turnista che sostituisce alla chitarra Patrick Walden abbandona il palco, ed il tono si perde: Doherty spesso e volentieri indugia in pause e riprese delle canzoni, allunga i tempi e perde un po’ in lucidità, il resto della band fatica a stargli dietro e a coprire i vari momenti in cui Pete sembra perso in altre attività come accendersi sigarette e sparire dal palco per ritornarvi a petto nudo. Sembra di assistere ad una prova in garage, dove Doherty da sfogo alla sua fantasia alterata tra scatti violenti e cazzeggio vario, alle prese con cappelli, benjo e armoniche a bocca. Tra le chicche ‘Time For Heroes’ e ‘What Katie Did’, ricordi libertini che infiammano il pubblico, e ‘La Belle Et La Bete’, forse una delle più riuscite. ‘Albion’, in compenso, non incanta come la versione studio. L’onore della chiusura spetta naturalmente a ‘Fuck Forever’, dove il pogo si scatena nonostante siano ormai le 2 e un quarto: Pete esce di scena tra il delirio degli adoratori e lo sconcerto degli scettici. Un concerto che più anomalo forse non si poteva, che ha convinto solo a tratti ma che ha soddisfatto la curiosità di molti, fan e detrattori. Ce n’è per tutti i gusti, ma non posso dire di non essermi divertito: in fondo, se volevo sentire un bel concerto pulito e senza intoppi andavo a sentire un altro gruppo.



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