Pearl Jam

From: USA Site: www.pearljam.com
Discografia
 [1991] Ten [1993] Vs. [1994] Vitalogy [1996] No Code [1998] Yield [2000] Binaural [2003] Riot Act [2006] Pearl Jam [2009] Backspacer
Reviews
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Arrivo nei pressi della piazza del Duomo di Pistoia ed è impossibile non capire che si sta per svolgere un evento eccezionale: una marea di gente affolla le vie del centro storico, un gioiello dell’arte trecentesca che si mostra in tutta la sua raffinata bellezza per accogliere i Pearl Jam e le decine di migliaia di fan accorsi per l’ultima delle 5 date italiane del loro tour europeo. In fila per entrare mi perdo quasi interamente l’esibizione di supporto dei My Morning Jacket: da quanto ho potuto sentire, molto probabilmente sarebbe stato un bel concerto, ma la tensione per ciò che sarebbe avvenuto da lì a poco è troppo forte per pensare ad altro. Gente da tutta Italia, portoghesi, sudafricani e chissà quanti altri. Gente che ha affrontato sacrifici economici per poter seguire i Pearl Jam in tutte le date in Italia, qualcuno anche all’estero. L’atmosfera è elettrica a dir poco: per me è la prima volta, a 22 anni, ed è come riuscire a conquistare la ragazza che ami da quando ne hai 15. Alle 9 e un quarto Eddie Vedder e compagnia salgono sul palco e parte la magia: l’intro di ‘Interstellar Overdrive’, cover dei Pink Floyd, lascia subito spazio ad un inizio da infarto. All’inizio del concerto, se mi avessero chiesto 2 canzoni che avrei voluto assolutamente sentire, avrei risposto ‘Corduroy’ e ‘Rearviewmirror’: ed ecco che i Pearl Jam le infilano subito, una dopo l’altra, in un’orgia di brividi devastanti e corde vocali lanciate al vento. Tecnicamente non si può eccepire niente al sestetto di Seattle: Eddie Vedder, sebbene gli anni passino anche per lui e qualche volta le urla non escano proprio come lui vorrebbe, tiene botta alla grande e sfodera la profondità della sua voce a più riprese, Matt Cameron alla batteria e Mike McCready alla chitarra sono una garanzia. Le canzoni dell’ultimo album incalzano a partire dai singoli ‘Life Wasted’ e ‘World Wide Suicide’, continuando con ‘Severed Hands’ e ‘Unemployable’: Eddie Vedder si ferma e legge un testo in italiano, chiedendo che le voci si alzino in alto a raggiungere il cielo, e per permettere ciò attacca con ‘Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town’. Tutta la piazza canta all’unisono con lui, decine di migliaia di voci unite alla sua per celebrare la magia del momento. Quando parte il riff di ‘Dissident’ tutto diventa chiaro: i Pearl Jam sono uno di quei gruppi che dal vivo riescono a sostenere qualsiasi scaletta senza fare una piega, regalando sempre qualcosa di speciale, ed è per questo che sono amati così visceralmente dal loro pubblico che li segue fedele ed arriva a girare il mondo pur di vederli in concerto il più possibile, con l’assoluta certezza di non rimanere mai deluso. E pensare che siamo solo a metà della prima parte. I Pearl Jam alternano le tracce nuove come la bellissima ‘Come Back’ e ‘Comatose’ ai pezzi storici degli esordi come ‘Even Flow’, ‘Porch’ e ‘Why Go’, chicche per veri appassionati come ‘Breath’ e classici come ‘Given To Fly’ e ‘Not For You’. Eddie Vedder deve essere estremamente affascinato dalla meravigliosa location, sovrastata dal bellissimo campanile, ed infatti inizia ad illuminare col riflesso di un riflettore sulla chitarra tutto il pubblico, la gente che assiste al concerto dalle finestre del palazzo Pretorio, infine l’orologio e il campanile nella sua interezza. I Pearl Jam si concedono a digressioni sul tema, con assoli di chitarra di McCready dietro la schiena, assoli di Matt Cameron alla batteria e jam session collettive. La pausa arriva per ridare fiato dopo un set di 19 canzoni, ma ovviamente il meglio deve ancora arrivare: le note di ‘Last Kiss’, una delle canzoni più struggenti nel loro repertorio di cover, fanno ricadere l’intera piazza nell’atmosfera magica dei momenti migliori. E basterebbe riportare in fila le canzoni che hanno fatto per far comprendere il delirio che ha contagiato il pubblico in seguito: ‘Hail Hail’, ‘State Of Love And Trust’, ‘Black’, ‘Crazy Mary’ e soprattutto ‘Alive’, prima di sospendere brevemente e ricominciare ancora, come in un orgasmo multiplo, con ‘Last Exit’, ‘Do The Evolution’, ‘Better Man’ e ‘Spin The Black Circle’. Sulle note di ‘Rockin’ In The Free World’ Eddie si inerpica sulla struttura laterale del palco, poi scende, inizia a saltare da una parte all’altra del palco, lancia tamburelli al pubblico. Ormai sono passate due ore e mezza di inesprimibile bellezza, e ‘Yellow Ledbetter’, l’ultima delle 32 (!) canzoni proposte dà al pubblico la buonanotte e l’arrivederci al prossimo tour in Italia. Non esistono altri gruppi così al mondo.