
Il Covo, dopo la chiusura estiva, riapre col botto: la nuova stagione di concerti e serate all'insegna della musica alternativa e indipendente è iniziata con la performance live di uno dei gruppi inglesi che più si sono fatti notare ed apprezzare quest'anno nella scena indie.
I ¡Forward, Russia! vengono preceduti sul palco dai Club 11, band padovana che propone un suono tipicamente ispirato alle tendenze punk-wave degli ultimi anni in materia di musica indie inglese: riff taglienti di chitarra sguinzagliati su sezioni ritmiche incalzanti e inserti elettronici, il tutto eseguito con buona tecnica e ottima personalità.
Dopodichè appaiono Tom Woodhead, Whiskas, Rob e Katie, tutti rigorosamente vestiti con la ormai classica t-shirt bianca con i punti esclamativi, e l'attacco di 'Thirteen' è il preludio di un esibizione tanto incendiaria quanto breve. Che Tom fosse assolutamente incontrollabile nelle sue perfomances si sapeva, ma vederlo dimenarsi come un indemoniato sul palco mentre si arrotola intorno al collo e alla faccia il filo del microfono lascia comunque di stucco: al limite del masochismo. Una delle incognite iniziali era la sua capacità di riprodurre dal vivo in modo quanto meno decente le linee vocali principalmente urlate: non solo ci riesce, ma addirittura lo fa in modo del tutto fedele e questo stupisce ancor di più.
Se mettiamo anche la precisione con cui il resto del gruppo lo accompagna nelle sue folli scorribande, il risultato è un suono potente, compatto, vibrante, che definire adrenalinico è riduttivo. Solo su 'Fifteen pt.1' Whiskas, passato momentaneamente dalla chitarra alla tastiera, sbaglia ad inserire i giusti effetti, va fuori tempo e rischia di far deragliare tutti, ma la prontezza di Tom rimette il treno dei ¡Forward, Russia! sui binari e tutto torna a funzionare a meraviglia.
I ¡Forward, Russia! propongono anche una nuova traccia, 'Don't Be A Doctor', un lungo forcing sul filo della schizofrenia in cui sembrano sempre più coscienti delle loro potenzialità. Il pubblico si scalda progressivamente per poi esaltarsi definitivamente sulle note di 'Nine', ma i quattro di Leeds sono abituati ai clubs inglesi, di gran lunga più caotici ed esagitati. Dopo circa tre quarti d'ora e nove canzoni, Whiskas annuncia l'ultimo pezzo, 'Eleven', aggiungendo 'Ragazzi, abbiamo suonato già tanto eh... 9 canzoni!'.
Ecco, il concerto è stato sicuramente coinvolgente, ma 50 minuti sono obiettivamente troppo pochi per una band con all'attivo sì un solo album, ma con in repertorio almeno il doppio delle canzoni suonate (e alcune canzoni dell'album non sono nemmeno state suonate). E poi l'arroganza e la spocchiosità sono fuori posto per una band emergente. Peccato per questa brutta caduta di stile a pochi metri da un meritato traguardo.
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