The Kooks

From: UK (Brighton) Site: www.thekooks.co.uk Varie: Indie (pop-rock)
Discografia
 [2006] Inside In/Inside Out
Reviews
 All Cd 
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Ogni tanto andare a rileggere ciò che si scrive a mesi di distanza può riservare piccole perle di preveggenza o, più frequentemente, sviste clamorose su cui ridere un po' su. A febbraio, ascoltando l'album d'esordio dei Kooks, avevo azzardato una previsione: non sarebbero riusciti a sfondare, nonostante fossero abbastanza orecchiabili per poterlo fare, perchè mancava il brano di punta, la hit capace di irrompere nelle radio e scalare le classifiche. Dopotutto, già altri gruppi non c'erano riusciti con carte ben più valide (vedi per esempio i Maximo Park, o i Franz Ferdinand pre-'Walk Away'), diventando delle stelle per i soli appassionati del genere. Ma poi è arrivata l'estate, e con essa la sigla del Festivalbar. 'Naive', the Kooks.
Contento di essere stato almeno per una volta cornacchia al contrario, decido di andare a vedere di concreto l'effetto che fa passare dall'hype dell'NME a quella di MTV. La risposta, purtroppo, è giunta presto, abbastanza scontata: tanto fumo e poco arrosto. Il che un po' dispiace, perchè pur non avendoli mai sopravvalutati più del loro reale valore di discreta band di brit-poprock (alla Razorlight, per intenderci) magari ci si aspettava che dessero un pò più di consistenza alle loro canzoni e alla loro esibizione. Il bagaglio musicale, in fondo, non è affatto disprezzabile: la voce di Luke Pritcard sa farsi notare positivamente nei due brani acustici eseguiti (vedi 'Seaside', che apre il concerto); il basso a tratti coinvolge, come anche la batteria.
Ma è tutto troppo discontinuo, manca l'amalgama e il piglio necessario per coinvogere veramente. Ironia della sorte, il brano meno riuscito è proprio quella 'Naive' che li ha portati dove sono adesso, ad atteggiarsi da stelle emergenti della scena britannica che fu di Oasis e Blur, acclamate da schiere di fan dell'ultima ora che sanno ogni singola parola dell'album e si accalcano per sfiorare la mano di Luke, piccolo clone di Johnny Borrell che non riesce a nascondere un po' di goffaggine in questi piccoli riti da star.
In una vaga sensazione di straniamento per la scialba inconsistenza di ciò a cui sto assistendo, non so se dispiacermi o essere contento della fine del concerto, giunta prima che i Kooks completino le canzoni dell'album, dopo meno di un'ora. Abbastanza deluso, rifletto e mi chiedo: perchè loro hanno sfondato e altri no? Domanda futile, in realtà: così come sono saliti alla ribalta del grande pubblico, è facile che finiscano nel dimenticatoio riservato agli ascoltatori di nicchia nell'arco di un paio di hit. Spero, almeno per loro, che sappiano smentirmi ancora una volta.