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Muse + The Noisettes
Palamalaguti - Casalecchio di Reno (BO) @ 02/12/2006
Muse


From: UK
Site: www.muse.mu

Discografia

[1999] Showbiz
[2001] Origin Of Symmetry
[2003] Absolution
[2006] Black Holes And Revelations
[2009] Resistance

Reviews

All Cd   
All Live   

Asse sud-ovest della tangenziale di Bologna, primo sabato sera di dicembre. Traffico bloccato allo svincolo del Palasport di Casalecchio di Reno. Sarà che è il polo commerciale più grosso di Bologna, ma c’è qualcosa di più. Quel qualcosa in più si intravede anche da lontano: migliaia di persone accatastate all’entrata del Palamalaguti, al freddo, dal primo pomeriggio. La tensione dell’attesa è palpabile, è quella dei grandi eventi. I Muse sono tornati. Basta mettere piede dentro il palazzetto per capire che sta per avvenire qualcosa di eccezionale. Ancora non mi era capitato di vedere così tante persone qui dentro, la gente è stipata sulle gradinate, la massa sta lentamente saturando l’immenso parterre. Arrivo sull’ultima canzone dei Noisettes e l’impressione che mi fanno è quella di gruppo affine nelle sonorità ai Wolfmother, con la cantante che si dimena e urla neanche fosse Sandra Nasic dei Guano Apes. Troppo poco per farmene un’idea; faccio in tempo solo a guadagnare una posizione decente lateralmente al palco che lo spazio dietro di me si riempie totalmente. Sono in trappola, una enorme e meravigliosa trappola, e non voglio affatto scappare ma subire in tutto e per tutto la giusta punizione divina. Le luci si spengono, Matthew Bellamy appare sopra di me sulla fila degli amplificatori avvolto in una tutina rosso fuoco e mi spara in faccia l’attacco di ‘Map Of The Problematique’; il mio cervelletto si scollega e perdo le facoltà di controllo del mio corpo rischiando di uccidere tre persone. L’impatto è straordinario: l’evoluzione dai precedenti concerti è sconvolgente, un mix esplosivo di luci, forme e suoni che stordisce e lascia attoniti. E siamo solo all’inizio, perchè subito dopo parte la rapsodia: ‘Butteflies & Hurricanes’, una sublimazione di pathos che mi fa volare in uno stato di estasi extrasensoriale. Dominic viene nascosto dalla piramide di schermi sulla sua testa per il breve arco di un assolo di piano, e poi il violento orgasmo riprende insostenible. E’ il momento di ‘Supermassive Black Hole’, il palco sfavilla di luci fluorescenti per quella che risulterà essere forse il pezzo meno riuscito (se proprio vogliamo trovare difetti) della serata. Ma poco conta, perchè subito dopo parte ‘New Born’ e riparte il delirio totale: i Muse stanno suonando a livelli tecnici elevatissimi, con una scenografia imponente e curata fin nei minimi dettagli e traducono tutta la loro melodrammaticità in una furia sonora nitida e compatta che non lascia un attimo di tregua. Infatti subito dopo arriva ‘City Of Delusion’, il mio povero corpo devastato già dalle frustate precedenti si piega ad ulteriori brividi violenti e arriva quasi esausto a ‘Starlight’: l’acuto finale di Bellamy è l’ulteriore conferma che Matthew è in stato di grazia, come sempre, e che ormai è pronto a ben altri traguardi, a palcoscenici ancor più maestosi. ‘Forced In’ è il momento di quiete, Matt e Chris si stringono attorno alla batteria di Dominic, sulle loro teste arde un fuoco bollente mentre le loro immagini distorte si propagano dagli schermi laterali: qualcosa di grosso sta per succedere. Arriva ‘Bliss’ e ormai sono totalmente fuori controllo, schiavo di quell’emozione folle che mi attanaglia ogni volta che sento la ‘mia’ canzone. Faccio solo in tempo a pensare che non essendo più la chiusura dei concerti non ci saranno più i palloni gettati sul pubblico che immediatamente una quindicina di palloni invadono il parterre. Un pò di scompiglio lo creano, perchè invadono costantemente il palco: l’ultima esplosione di coriandoli arriverà alla fine di ‘Feeling Good’, giusto in tempo per dare l’attacco al sublime spleen di ‘Sunburn’ e alla devastazione emotiva che ne deriva. Su ‘Invincible’ Matthew testa il (poco) italiano imparato in anni di frequentazioni amorose marchigiane cambiando il titolo in un quasi incomprensibile ‘Invincibile’, ma in fondo è bello così. Nel palazzetto risuona ‘Time Is Running Out’, sintomo che si sta avvicinando il rush finale: ‘Plug In Baby’ suggella in modo quasi definitivo che i Muse sono una delle migliori live band in circolazione, se non la migliore. E se non si fossero fermati per quei 5 minuti io sarei morto di infarto. Una sigaretta e poi Matthew e compagni tornano sul palco per sparare un tris di brani assolutamente caustico e devastante: ‘Take A Bow’, ‘Hysteria’ e soprattutto una ‘Stockholm Syndrome’ che per intensità non ha paragoni con quanto mostrato nel precedente tour di ‘Absolution’. Un’altra breve pausa interrotta da una ‘Hoodoo’ eccezionale apre la strada alla cavalcata finale, all’apoteosi di ‘Knights Of Cydonia’, verso una dimensione diversa, verso una consacrazione ormai avvenuta che non si pone più nessun limite per il futuro.



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