La stanchezza accumulata la sera precedente non mi ha impedito di essere nel primo pomeriggio in Piazza del Duomo a cercare di assaporare l'atmosfera presente in città alla vigilia dell'appuntamento dedicato al metal dagli organizzatori del Pistoia Blues. Una novità importante in un contesto che da molti anni tenta di aprire i fedeli frequentatori del festival a generi diversi accomunati dalla passione per la tecnica di esecuzione. Impossibile non notare un deciso decremento nell'età media del pubblico rispetto al giorno prima in controtendenza con quanto normalmente avveniva gli anni scorsi. In fondo il metal, poco importa che si parli di power, epic o prog, riscuote ancora un grosso successo nelle fasce adolescenziali mentre sorprende vedere tanti ragazzi che non conoscono giganti quali i Queensr˙che, sebbene questi ultimi non abbiano suonato spesso dalle nostre parti. I primi a salire on stage sono i Labyrinth reduci dalla pubblicazione del secondo capitolo di 'The Return Of Heaven Denied'. Nonostante il caldo Roberto Tiranti e Olaf Thorsen hanno dimostrato di essere in grande forma e meritare il supporto che addetti ai lavori e appassionati continuano ad offrire loro dopo lunghi anni di militanza. Speriamo che la nuova release permetta di ottenere la definitiva consacrazione all'estero visto che nel nostro paese i rivali sono davvero pochi. Un veloce cambio di palco è il preludio all'esibizione degli Hammerfall che da sempre hanno un seguito importante dalle nostre parti. La performance degli svedesi è stata caratterizzata da alti e bassi con poche sbavature a livello strumentale e qualche problema di troppo per Joacim Cans che sembra accusare gli anni che passano. L'impressione che un disco come 'Glory To The Brave' non possa essere ripetuto è ormai divenuta certezza ma 'No Sacrifice, No Victory' contiene comunque una manciata di ottimi brani come 'Punish And Enslave' e 'Any Means Necessary' che godono del rinnovato sodalizio tra Fredrik Larsson e Oscar Dronjak. 'Dragon Lies Bleeding' e 'Hammerfall' i momenti più caldi di un concerto in linea con le attese. Un successo ancora maggiore hanno ottenuto i Gamma Ray sulla spinta di 'To The Metal'. Anche nel loro caso i pezzi storici hanno surclassato le ultime creature e la voce di Kai Hansen è andata più volte a farsi benedire. Premesso questo l'accoppiata formata dal membro fondatore degli Helloween e l'altro chitarrista Henjo Richter rappresenta una garanzia assoluta. 'New World Order' accende la prima parte della setlist ma è con 'Rebellion In Dreamland' e 'I Want Out' che viene raggiunto l'apice assoluto. 'American Soldier' ha sancito un ritorno in grande stile per i Queensr˙che dopo la poco convincente riproposizione della storia di 'Operation Mindcrime'. L'impressione è quella che l'addio di Chris DeGarmo abbia compromesso l'equilibrio all'interno della band concentrando tutte le responsabilità sul cantato e questo, nonostante le doti indiscusse di Geoff Tate, rende le nuove composizioni meno trascinanti di quelle estratte da 'Empire' oppure dal citato concept che rese celebre il gruppo di Seattle nello scenario metal. Nonostante questa doverosa considerazione la classe di Michael Wilton e Kelly Gray ha permesso al concerto di decollare e canzoni come 'Sacred Ground', 'Damaged' e 'The Thin Line' hanno entusiasmato i presenti. 'A Dead Man's Worlds' è riuscita a toccare il cuore degli appassionati esattamente come l'immortale 'Silent Lucidity' e l'incisiva 'Right Side Of My Mind'. Infine una pazzesca 'Jet City Woman' e la potente 'Empire' hanno chiuso la serata tra gli applausi degli spettatori di un festival che ha già vissuto momenti di grande spessore.