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    30/12/2009
 Uccidiamoli tutti
L'anno giunge al termine e per fortuna quest'anno c'è chi ha tratto le conclusioni per me. In questo momento dovrei recuperare le release che hanno illuminato l'annata musicale e invece sono due ore che non riesco a togliere dallo stereo 'Kill'em All'. Il thrash era un genere in divenire e basta ascoltare 'Hit The Lights' per comprendere l'importanza dell'influenza dei classici inglesi. La critica all'inizio fece fatica a trovare nuovi termini per definire un suono tanto potente. Era una questione di velocità. Possiamo parlare di nu metal, di metalcore, di post-tutto – da non confondere con i potenti post-it informatici che si moltiplicano all'improvviso sulla scrivania del mio adorato karmik – di etichette appena morte, già seppellite oppure in agonia ma alla resa dei conti, alla fine di tutti i discorsi il debutto dei Metallica è uno di quei dischi che rimarrà per sempre nei nostri cuori. Anche qui possiamo litigare per ore su quale possa essere il loro migliore sforzo discografico: 'Ride The Lightning', 'Master Of Puppets' o il 'Black Album' che è recentemente diventato il disco più venduto in assoluto degli ultimi venti anni. In effetti 'Kill'em All' è poco più di un demo, la registrazione è scadente – soprattutto la voce di James Hetfield sembra provenire dalla stanza accanto – eppure ha ancora la forza di un montante sferrato dal campione dei pesi massimi. Da lì è iniziato tutto, è lecito distinguere punti di partenza, evoluzioni, schedare eventi e dare una cronologia a quanto accaduto al metal negli anni ottanta ma da quelle dieci tracce è nato tutto. Non ha nemmeno senso parlare di download scellerato e iPod. Ma quali mp3, 'Kill'em All' gira a massimo volume nel mio stereo e i file a bassa risoluzione che si ammassano di giorno in giorno nella mia memoria esterna possono andare a farsi fottere. Una considerazione apparentemente banale ma significativa se pensiamo al ridottissimo numero di album moderni capaci di entrare nella storia. Scorrono 'The Four Horsemen', 'Jump In The Fire' e 'Phantom Lord'. E' un disco di ventisei anni fa signori ma non vuole uscire dalla testa. 'Seek And Destroy' e 'Metal Militia' serrano le fila e conducono i Metallica all'ultima battaglia. Quella che serviva a convincere personaggi come Brian Slagel o John Zazula. Quella che serviva a unire la costa occidentale con quella orientale di una federazione di stati uniti – il minuscolo è voluto – in progressivo cambiamento. Era una questione di velocità.



    16/12/2009
 Playlist
Katatonia - Night Is The New Day
Porcupine Tree The Incident
Ghost Brigade Isolation Songs
Amorphis Skyforger
Dredg The Pariah, The Parrot, The Delusion
Rammstein Liebe Ist Für Alle Da
Mastodon Crack The Skye
Fever Ray Fever Ray
Slowmotion Apocalypse Mothra
(hed)pe New World Orphans



    14/12/2009
 Il caro vinile
Sono vecchio lo ammetto, pur essendo un esemplare di essere umano dalle perfette fattezze porto sulle spalle trentaquattro anni e in tutto questo tempo ne ho viste di tutti i colori in ambito sociale e musicale. Nonostante la mia età non sono mai stato della generazione del vinile, non l'ho amato come altri, non l'ho 'toccato' come facevano alcuni amici carissimi e non ne ho mai abusato nelle serate in cui passavo le mie selezioni. Il cd ha cominciato a diffondersi quando avevo più o meno dodici anni e la mia passione per la tecnologia, già fonte di aggravi economici fin dall'adolescenza, mi spinse al futuro abbandonando le cassette che si dovevano sentire dall'inizio alla fine e il tape trading di cui per qualche mese ero stato sostenitore accanito. Ricordo i microsolchi in gommalacca di mia madre, per lo più singoli di Luigi Tenco e dei Beatles. Ricordo il mangianastri con cui da piccolo ascoltavo le favole. Il resto fa parte del passato. Della storia direte voi. Niente di più lontano dalla verità cari lettori, il ciclo della vita e dell'arte non perdona. Improvvisamente, in tempi di download scellerato e spettrali file per computer, i negozi 'comunemente intesi' di musica stanno riscoprendo il vinile e quella che poteva apparire come la moda di due giorni del movimento indie o di un paio di gruppi in disperata ricerca di notorietà si è trasformata in una vera e propria tendenza al contrario. Si torna al thrash, si torna agli anni settanta, le produzioni degli anni sessanta non fanno più schifo ai cantanti pop e il vinile è nuovamente figo. Subito le label hanno accarezzato la possibilità di stampare un prodotto difficilmente copiabile e alcuni personaggi che contano nell'ambiente si sono schierati a favore di un supporto che in molti avevano recluso a genere di antiquariato. Il dubbio è se abbiamo sbagliato tutto o stiamo viaggiando al contrario.



    15/09/2009
 Remastered
Possiamo discutere all'infinito sul carattere capitalista e sull'opportunità dell'operazione con cui EMI e Apple hanno rimasterizzato l'intera discografia dei Beatles ma non porterebbe a niente di costruttivo. Questo è il mercato musicale che vi piaccia oppure no. Trovo invece difficile commentare negativamente il risultato 'tecnico' della sinergia tra produttori e ingegneri del suono che ha donato assoluta magnificenza alle immortali canzoni dei Fab Four. Non lo è nemmeno per il sottoscritto che ha un background totalmente diverso e ha sempre apprezzato il lato più aggressivo e potente della musica. Ascoltare capolavori come il 'White Album', 'Abbey Road' e 'Sgt. Pepper's Lonely Heart's Club Band' ma anche la raccolta di rarità 'Past Masters Vol. I e II' con una resa sonora del genere mi ha quasi commosso. E' stata una sorpresa. Come se la musica non avesse tempo. Come se la memoria storica se ne sbattesse l'età anagrafica. Come sentire parlare i propri genitori e non provare il desiderio di cambiare stanza. Inutile dire che il novanta per cento della musica indie di oggi pone le sue basi sui coraggiosi arrangiamenti degli inglesi. Questa non vuole essere una recensione ma la descrizione di una sensazione che ho provato e che molti di voi potranno condividere. Sento un'altra volta 'Come Together' e prometto di tornare a parlare di metal. Sicuramente mi riesce meglio..



    19/04/2009
 La vendetta dei promo
Chiamatela come volete. Vendetta. Insofferenza. Incapacità di trovare una soluzione valida a un problema ormai datato. Eppure le case discografiche dovrebbero avere capito che internet non si può combattere ma ci si può al limite convivere. Da un paio di anni le label più potenti si sono affidate ai voice over o a ipool elettronici per tentare di evitare di ritrovarsi un disco in rete un mese prima dell'uscita ufficiale. Commettendo il solito errore di sempre e pagandone i risultati. Un paio di mesi ho avuto modo di ricevere l'advance di 'Sounds Of The Universe dei Depeche Mode e vi assicuro che l'ascolto non è stato dei migliori. Canzoni piatte, suoni e produzione non di quart'ordine ma nemmeno degni di un gruppo come quello di Martin Gore e Dave Gahan. Passano le settimane e mi trovo ad ascoltare la versione originale dell'album. Splendida. Una produzione da stropicciarsi gli occhi con almeno otto-nove layers sonori per canzone e tutt'altra risoluzione rispetto a quella distribuita dall'etichetta. Una bella sorpresa sicuramente ma quello che mi chiedo è quanto possa durare. Non solo noi giornalisti veniamo investiti di una responsabilità che prima non avevamo dovendo trattare i cosidetti watermarked quasi fossero oro colato dal cielo ma ci troviamo a dovere dare giudizi anche importanti su promozionali ridicoli o addirittura stuprati in qualche parte. Sono certo che non è questo il modo per vendere più dischi e risanare le casse delle sprovvedute holding che regolano il mercato musicale. Torno ad ascoltarmi 'Jezebel'.