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Per quanto possa sembrare ridicolo la lettura di cui vi sto per parlare è molto più cruda e reale dell'ultimo lavoro in studio di Ozzy Osbourne, quello 'Scream' che si lascia ascoltare per metà e vive di suoni artefatti. L'autobiografia del cantante nato sessantadue anni fa a Birmingham non aggiunge grandi novità alle storie che tutti conosciamo e non svela particolari nuovi se non in qualche trascurabile caso. Le stesse fotografie che accompagnano il libro non sono certo introvabili eppure la narrazione è affascinante più di tante riviste specializzate che pretendono di insegnare e copiano dal basso. 'Io Sono Ozzy' scorre via velocemente e leggendolo, sarà l'età non più giovane, mi sorprendo a scuotere la testa, annuire, volare con la mente a quelle immagini che ho visto con i miei occhi o soltanto letto su qualche enciclopedia. I Black Sabbath, il metal, l'America, le droghe e gli eccessi. Nel racconto trascritto con abilità giornalistica da Chris Ayres il madman che in molti di voi hanno conosciuto tramite una sciocca serie televisiva appare, almeno a tratti, per quello che è veramente. Nel bene e nel male quella caricatura di uomo, traballante e costantemente nascosto da due occhiali scuri, risponde al nome di Ozzy Osbourne. Lui è Ozzy, gli altri possono pure accomodarsi in fila.
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