This Must Be The Place - 2011
( Paolo Sorrentino ,Cinema ,Italia, 118' )  
Non è mai troppo tardi per crescere. Evidentemente questo a Cheyenne, la famosa rockstar anni ottanta, frontman dei Fellows era sfuggito, ignorato, forse non molto importato. Complici le royalties del suo trascorso goth pop, il buon valore delle azioni della Tesco da lui possedute, una moglie stupenda interpretata dalla meravigliosa Frances McDormand, punto di forza del rapporto, sempre in movimento, volontaria vigile del fuoco, dispensatrice di ottimi consigli, elemento portante in una relazione nient'altro che stanca e annoiata dagli anni, la vita di Cheyenne scorre piatta, monotona, tra scorribande da desperate housewife al supermercato, pomeriggi trascorsi insieme ad una sua giovane amica, piccole tentazioni da cupido per giovani tristi e lancinanti sensi di colpa per due giovani fans che anni addietro non sopportarono il peso delle loro tristezze togliendosi la vita. Una vita fatta di noia, che il nostro non tarda a chiamare depressione, nonostante gli stimoli della già citata moglie, l'incapacità di ritornare a cantare, l'incapacità, forse, di crescere. Finchè una telefonata improvvisa non arriva a ridestarlo dall'oblio. Sarà quindi la morte del padre che costringerà Cheyenne a partire da Dublino e ritornare a NewYork, rivedere la propria famiglia, leggere i suoi diari e scroprire così quale fosse il suo obiettivo di una vita ovvero stanare l'ufficiale nazista che anni addietro l'umiliò in un campo di concentramento. Cheyenne riuscirà quindi nel continuare l'opera intrapresa dal padre, facendo migliaia di chilometri, conoscendo giovani vedove di guerra con figli che confondono le canzoni dei Talking Heads con le relative cover degli Arcade Fire, ma senza rendersi conto che l'obiettivo è in sè stessi, non fuori (“Non sto cercando me stesso, sono in New Mexico non in India”). Cheyenne riuscirà nella propria impresa si diceva, che si rivelerà essere non tanto il ritrovamento del criminale piuttosto quella di, finalmente, crescere. Una crescita data dal riesplodere dei rimpianti, di pianti ed urla di fronte agli amici di vecchia data. Con questa opera quindi Sorrentino, autore dello straordinario “Hanno Tutti Ragione”, alza l'asticella delle aspettative dividendo pubblico e critica, tra chi lo ha definito un capolavoro e chi lo ha bocciato senza mezzi termini inventandosi anche accuse ridicole. Ho letto righe su righe che si dividevano se definirlo un “road movie” o no, righe perse per dire che Sean Penn somiglia ad una famosa rockstar oppure che la colonna sonora è di un altra band di culto. Reputo tutto questo abbastanza inutile e soprattutto non finalizzato a descrivere veramente il film. “This Must Be The Place” è un percorso interiore prima che esteriore, è la goccia che fa traboccare il vaso e che rimette una persona in carreggiata dopo che per troppi anni si è limitata a stare nei box ad osservare. E' la fotografia sfocata di uno sguardo che si perde per chilometri, è lo stupore di un bambino di mezza età che vede un pistacchio gigante, regala piscine, non tradisce la moglie, accompagna sconosciuti grandi capi indiani senza l'esigenza di dover far tante domande. E' un passover continuo, che culmina con una fine, un nuovo inizio, finalmente sincrono con la propria età intarsiato da uno dei più meravigliosi sorrisi che Sean Penn avrebbe mai potuto regalarci.



A cura di Gianluca Sacco @ 24/10/2011






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