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Tool - Mastodon

PalaMandela Firenze @ 2006-11-13
Pubblicato il 16/11/2006 da divine
In un mondo governato da reality e societa' virtuali verrebbe da chiedersi se fosse possibile non solo immaginare ma creare dal nulla la band perfetta. Quella capace di risultare tecnicamente mostruosa ma anche scenograficamente e visivamente impeccabile, quella capace di farti sognare, di aggredirti, di smuovere tutta la adrenalina che c'e' in te. Quella capace di attraversare generi, superare confini e portare tutto al limite. Non so dirvi se esiste una band del genere ma senza dubbio questa sera i Tool si sono avvicinati davvero a quell'essenza che tutti vorremo anche solo per un attimo sfiorare. L'apertura dei Mastodon mi aveva lasciato qualche perplessita'. Non certo per la poderosa maestria tecnica di cui dispone il gruppo di 'Leviathan' e 'Blood Mountain' ma per un'altezzosita' e una freddezza fin troppo esasperate. Essendo la seconda volta che assisto ad un loro concerto e avendo avuto in entrambi i casi la medesima impressione questo potrebbe rappresentare un punto debole e un difetto per un gruppo che ha tutto per assurgere ad un ruolo di prima grandezza nel metal moderno. Le nuove 'The Wolf Is Loose' e 'Colony Of Birchmen' hanno scatenato il pubblico di Firenze nonostante l'acustica non fosse certo delle migliori. E' con 'Stinkfist' pero' che la serata e' improvvisamente diventata surreale. I Tool salgono su un palcolaboratorio con l'espressione di chi e' profondamente concentrato in attesa di un grande evento. Maynard inizia a folleggiare come uno sciamano sul palco con una maschera antigas che ne rende la figura ancora piu' deviante e dissoluta. La sua voce rimarra' per tutta la notte un sussurro glaciale nell'orecchio che non riusciro' a far scomparire fino al sonno. 'The Pot' e '46e2' tessono trame di infinita e rara bellezza laddove il progressive si fonde con la psichedelia, la musica alternative, il metal e le droghe acide. I canoni estetici secondo i quali vogliono essere ricordati i Tool sono evidentemente rappresentabili dalle successive 'Jambi' e 'Schism' che non solo scatenano il finimondo sotto palco ma si incrociano in maniera del tutto complementare con le immagini che fanno da sfondo alla musica. L'opera di Alex Gray, i video della band, diapason che sembrano avere perduto le proprie chiavi di lettura ('Lost Key') e poi improvvisamente le ritrovano dando vita ad un tourbillion di sensazioni uniche e inimitabili ('Rosetta Stoned'). Questa commistione durera' per tutto il concerto lasciando letteralmente a bocca aperta i fortunati presenti. Dopo un'annichilente 'Sober' e' il tempo di una breve pausa e di fare in modo che il pubblico ricordi per sempre questo evento. 'Wings Of Marie', '10000 Days' e 'Lateralus' suonate l'una dopo l'altra sono senza ombra di dubbio l'esperienza live dell'anno con momenti di assoluto pathos subito rincorsi e superati da altri di aggressivita' da brividi. Spirali che si aprono e si avvolgono su se stesse, laser che bruciano l'aere e lo sezionano imprevedibilmente e sopratutto un'integrazione totale, paurosamente totale, tra spettatori e band in un delirio tecnicoliricovisivo da orgasmo. Il finale con 'Vicarious' e 'Aenima' suggella nell'esaltazione generale uno dei concerti piu' belli che abbia mai visto. Sono ancora sconvolto e faccio fatica a riprendermi ma vi assicuro che e' una bellissima sensazione. Da provare..
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From: USA

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