Il carrozzone del Big 4, dopo un anno di attesa, arriva anche in Italia, richiamando almeno tre generazioni diverse di metallari e fans del sound della Bay Area. L'arena della fiera di Rho, che in occasione della reunion dei System Of A Down, era stata graziata da una giornata grigia ma non piovosa, questa volta, complice un sole e un'afa tremenda, si trasforma in un forno che cuoce a fuoco costante i tantissimi presenti (tra i trentacinque e i quarantamila), ma non rovina quello che e' a tutti gli effetti un evento imperdibile. Come da copione, sono gli Anthrax ad aprire la giornata, e sono loro a regalare la prima sorpresa: la formazione, che vede alla chitarra Andreas Kisser dei Sepultura, dopo pochi pezzi, viene raggiunta sul palco da Scott Ian tra il tripudio generale. Il chitarrista e membro fondatore del combo di New York City, assente per tutta la durata del tour per assistere alla nascita del suo primo figlio, annuncia che non avrebbe potuto mancare all'unica data in un paese che adora, e da li' in poi e' un crescendo di grandi classici dei californiani di adozione. Gli Anthrax sono in buona forma, specialmente la sezione ritmica trascinata dall'ottimo Benante, ma risultano penalizzati da quello che ormai rappresenta un corpo estraneo al resto della band. Sono ancora misteriosi i motivi che hanno spinto Ian e soci a riaccogliere Belladonna al posto di Bush prima e Nelson poi, e la sua prestazione, pur senza evidenti picchi negativi, non nasconde per niente come l'eta' pesi maggiormente per lui rispetto ai propri compagni. La chiusura con 'I Am The Law', comunque, e' accolta con soddisfazione dal pubblico gia' numerosissimo, e prepara il terreno per Dave Mustaine e i suoi Megadeth. A essere onesti, la loro e' l'unica prestazione poco al di sopra della sufficienza della giornata. L'inizio, in special modo, e' tremendo, con il frontman che da' la sensazione di essersi svegliato pochi minuti prima di salire sul palco, e che sopperisce solamente con i suoi numerosissimi assoli ad una voce praticamente assente. Col passare dei minuti, oltre al numero di questi assoli, che alla lunga stancano, cresce anche la voce, e i classici come 'A Tout Le Monde' e 'Peace Sells... But Who's Buying' ricevono la piena approvazione dei diehardfans dei Megadeth. In generale, pero', la loro prestazione non riuscira' nell'intento di soddisfare il resto dell'audience, e sembra evidente che solo con un nuovo grande lavoro la band sara' in grado di dimostrare di avere ancora qualcosa da dire. Di tutt'altra pasta il set proposto dagli Slayer. Nonostante i volumi, almeno inizialmente, siano piu' da sagra paesana che da concerto metal, la band di Los Angeles scatena il putiferio nella zona pit adiacente il palco. Araya, King e Holt (che sostituisce l'ammalato Hanneman) come al solito concedono poco dal punto di vista scenografico, ma si concentrano totalmente nel creare un muro sonoro che ribolle di malignita' e perfidia. Il frontman osserva il delirio scatenato da 'War Ensemble' con un sorriso malefico e dimostra, nonostante gli anni e gli acciacchi, di avere ancora la voce e la carica dei bei tempi. King e' la solita incarnazione del male fatta a persona, e Gary Holt sembra essere membro della band dal primo giorno. Un capitolo a parte merita Dave Lombardo, probabilmente l'unico batterista al mondo in grado di suonare un'ora abbondante di slayersound con i jeans lunghi. La sua prestazione e' impressionante, una macchina che tritura le orecchie e trascina tutti i presenti nel vortice di violenza degli Slayer. Il putiferio scatenato dalle immortali 'South Of Heaven', 'Reign In Blood' e 'Angel Of Death' testimonia la grandezza di questa band e il primo, vero, picco della giornata. Dopo una prestazione del genere, sarebbe un'impresa ardua se non impossibile per qualunque band normale fare di meglio. I Metallica, pero', non sono una band normale, e nel caso ce ne fosse bisogno, lo dimostrano per l'ennesima volta con due ore magiche, spettacolari, emozionanti. Francamente, e' difficile commentare il loro show in maniera imparziale, pertanto, da fan che si e' goduto ogni istante di questa loro performance milanese, mi sbilancero' definendo la loro prestazione come un evento che rimarra' nella storia della musica live italiana. Dal punto di vista scenografico, e' chiaro sin da subito come i Four Horsemen siano di un livello completamente diverso: l'intro affidata non solo alle note di 'Ecstasy Of Gold' del maestro Morricone, ma anche alle immagini finali di 'Il Buono, il brutto e il cattivo' sono gia' accolte con un boato assordante, ma e' la doppietta iniziale formata da 'Hit The Lights' e 'Master Of Puppets' a far perdere totalmente il lume della ragione all'arena. La scaletta e' da infarto, e tocchera' forse il suo apice con l'incredibile suite strumentale di 'The Call Of Ktulu', uno di quei pezzi che in pochi si sarebbero aspettati dai Metallica del 2011. Che dire poi delle esplosioni, delle fiamme e dei fuochi artificiali che accompagnano 'One'? Avete presente la fortunata pubblicita', quella del 'vi piace vincere facile'? Lo stato d'animo in quei momenti e' indescrivibile, come anche durante 'For Whom The Bell Tolls', un brano che sembra nato apposta per essere riproposto di fronte a decine di migliaia di fans che cantano fino a perdere totalmente la voce. Da Hetfield, Hammett e Trujillo, ormai, sappiamo di aspettarci sempre il massimo, da Ulrich un po' meno, ma nonostante i suoi ormai noti limiti, il danese riesce nell'intento di apparire quantomeno decente e non inficia sul risultato finale. Il frontman e' il solito animale da palcoscenico, che nei momenti morti scherza col pubblico e con i suoi compagni, a dimostrazione di una armonia ormai pienamente ritrovata. I bis, con la jam insieme ai membri delle altre band sulle note di 'Die Die My Darling' e le successive 'Damaged Inc.' e 'Creeping Death', sono il miglior finale possibile per uno show e, in generale, per una giornata che rimarra' negli occhi, nelle orecchie e nelle teste dei fortunati presenti per lunghissimo tempo. Il Big 4 sara' sicuramente un'operazione commerciale per i piu' nostalgici, e perdera' di valore se verra' riproposto ancora a lungo, ma ogni tanto un bel chissenefrega di fronte a queste considerazioni ci sta sempre bene, se la sostanza e' quella proposta da questi quattro colossi del metal. Lunga vita ai Metallica, agli Slayer, ai Megadeth e agli Anthrax.
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